
La storia che vogliamo raccontare in questo articolo è legata al patrimonio artistico della nostra regione e si inserisce nel grande fenomeno dell’emigrazione friulana. È una vicenda che ci ricorda come, dalla nostra regione, non partirono soltanto i celebri scalpellini, ma anche maestri mosaicisti capaci di diffondere la propria arte e la propria maestria in tutto il mondo. È la storia di un’eccellenza del nostro patrimonio regionale: la Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo. È un racconto che si intreccia con la vita di mio padre, Alberto Perissutti, cittadino di Forni, che in quella scuola si è formato come mosaicista tra il 1958 e il 1962.
Per capire di più della scuola di Spilimbergo, ho deciso di fare una visita al suo archivio, in una bella mattina di inizio marzo. Dopo aver percorso le curatissime vie del centro storico di Spilimbergo, sono arrivata in via Corridoni e mi sono avviata verso la scuola, un bell’edificio dalla facciata gialla, decorata con moduli musivi su sfondo dorato, raffiguranti immagini di fiori e colombe.
Appena entrata nel grande giardino, ho avuto l’impressione di trovarmi in una bottega artigiana del Cinquecento, con il rumore delle martelline in sottofondo, l’odore un po’ acre della polvere del marmo e i colori sgargianti delle tessere musive delle opere disposte nel giardino. Mentre osservavo rapita i coloratissimi mosaici esposti nell’atrio della scuola, sono stata accolta dalla segretaria, che mi ha accompagnato in biblioteca, dove è contenuto l’archivio scolastico, raccontandomi nel frattempo la storia della scuola.
La Scuola Mosaicisti del Friuli a Spilimbergo
La Scuola Mosaicisti del Friuli venne fondata nel 1922 per volere di Lodovico Zanini, delegato per il Friuli dell’Umanitaria di Milano, ed Ezio Cantarutti, allora sindaco di Spilimbergo. L’idea di realizzarla in questa cittadina, nel cuore del Friuli, fu legata, come spiega la segretaria, alla radicata tradizione del mosaico e del terrazzo presente nello Spilimberghese, da cui per tutto il Cinquecento, Seicento, Settecento, Ottocento c’era stata una forte emigrazione stagionale a Venezia, bivio artistico per eccellenza tra Oriente ed Occidente, tra Roma e Bisanzio, e quindi naturale erede della tradizione musiva romana e bizantina. Sul sito della scuola si legge sul infatti:
“La “Serenissima” offrì alle maestranze friulane un lavoro ma diede loro anche un’idea brillante: utilizzare i sassi dei loro fiumi. Con questi gli artigiani di Sequals, Colle, Arba, Fanna, Cavasso Nuovo e Spilimbergo – dopo averli raccolti e selezionati sui greti dei fiumi Meduna e Tagliamento – partivano verso Venezia. Dalla prima metà del ‘800 i mosaicisti cominciarono ad andare oltre Venezia: dalla Francia agli Stati Uniti; dal Canada al Venezuela; dall’Argentina all’Australia; … Molti di loro fecero grandi fortune. Basti pensare agli impresari come gli Odorico, i Ciani, i Del Turco, i Tramontin e in particolar modo quel Gian Domenico Facchina che, nato a Sequals nel 1826, operò inizialmente a Venezia, dove fondò anche una fabbrica per la produzione di “smalti veneziani” (le tessere che servono per fare un mosaico). Successivamente trasferito a Parigi eseguì opere di grande prestigio che andarono ad abbellire municipi, chiese, moschee, palazzi a Bucarest, a L’Aia, a Smirne, a Lourdes, a Buenos Aires, a Tokio oltre che al Teatro dell’Opera a Parigi.” (https://scuolamosaicistifriuli.it/storia-e-attualita/)
Alberto Perissutti, allievo della Scuola Mosaicisti del Friuli dal 1958-59 al 1961-62

Ma veniamo alla storia di mio padre, Alberto Perissutti. Alberto inizia la scuola nell’anno 1958-59, in una fase storica in cui l’aumento del numero degli allievi aveva costretto la scuola a un riassetto organizzativo: dal 1953, infatti, la Scuola Mosaicisti del Friuli venne gestita da un consorzio di enti che si impegnavano a garantire la copertura delle spese di mantenimento della scuola. Tale consorzio, composto dai rappresentanti degli enti finanziatori, la Provincia di Udine, il Comune di Spilimbergo, la Camera di Commercio Industria ed Agricoltura di Udine, la Cassa di Risparmio di Udine e il Consorzio Obbligatorio per l’Istruzione Tecnica di Udine, garantì la sopravvivenza della scuola in un periodo in cui il numero degli allievi era visibilmente aumentato, raggiungendo nel 1955-56 i 360 iscritti. Di questo aumento degli alunni testimoniano anche le pagelle di mio padre, che ho trovato nell’archivio scolastico. Già dal secondo anno gli allievi della classe di mio padre risultano divisi n due sezioni, la A e la B. Alberto finisce nella sezione B, che preparava alla professione di “Musaicisti, Terrazzai, Cementisti”. Le materie dei quattro anni di studio risultano essere le seguenti: Mosaico; Cemento Terrazzo; Disegno (Geometrico ed Ornamentale); Matematica; Cultura generale; Italiano; Inglese; Cultura morale. Alberto termina la scuola nel 1961-62 con uno dei migliori risultati del suo anno di corso (78/110), come risulta dalla pagella del quarto anno.
Dal “Giornale Scolastico”, trovato tra i documenti d’archivio, leggiamo i nomi degli insegnanti delle materie principali, attivi in quel periodo nella scuola. Spiccano quelli di grandi artisti, come il mosaicista, pittore e scultore Nane Zavagno (1932-1925), artista poliedrico che aveva frequentato la scuola prima come allievo e poi come maestro. Come mi spiega la segretaria commentando uno dei mosaici esposti nei corridoi della scuola, Zavagno fu tra i primi negli anni Cinquanta ad innovare la tecnica musiva, abbandonando la disposizione a tessere uniformi per privilegiare la tecnica diretta, che esalta le caratteristiche intrinseche dei materiali, in particolare quelli naturali, e ragiona sulla sintesi dei colori e sugli effetti chiaroscurali di una superficie.
Un altro grande mosaicista che fu tra i maestri di Alberto tra la fine del Cinquanta e i primi anni Sessanta fu Bepi Teia, passato anche lui da allievo a docente della Scuola a cui si dedicò per più di quarant’anni.
All’inizio degli anni Sessanta, quando Alberto si avvia a concludere la sua formazione, grazie al direttore artistico della Scuola, il famoso pittore italiano nonché celebre mosaicista Fred Pittino (1906 –1991), la Scuola iniziò a collaborare alla decorazione di chiese e istituzioni locali. Furono eseguite opere poi collocate all’estero, Francia, Austria, Canada, Stati Uniti, Singapore, ma anche in regione con la traduzione dei bozzetti vincitori ai concorsi banditi dalla Provincia di Udine e da diversi Comuni per l’abbellimento di istituti scolastici ed altri edifici pubblici. Furono queste importanti occasioni per insegnanti e allievi di confrontarsi con soluzioni non accademiche, legate a forme espressive aggiornate, che nella resa a mosaico sollevavano insolite problematiche. Ogni commessa fu una fonte di esperienza per gli allievi e di finanziamento per la Scuola. Fu grazie ai contatti della scuola e all’ottima formazione ottenuta che dal 1962 al 1968 Alberto ha lavorato in Francia, Lussemburgo, Belgio, partecipando alla realizzazione di grandi mosaici per istituzioni. Tornato in Carnia nel 1968, ha lavorato come soprattutto come piastrellista, continuando di tanto in tanto a realizzare mosaici per ville private. L’unico mosaico di cui ho trovato una foto, è il tappeto musivo realizzato per la villa del dentista Asquino Di Varmo a Zoppola, con le pietre raccolte in Grecia dal committente.
Tornando alla scuola, dopo il boom di iscrizioni e i successi dei primi anni Sessanta, la Scuola Mosaicisti del Friuli ha vissuto un periodo di profonda trasformazione e incertezza, rischiando di perdere la sua identità a causa di riforme legislative e cambiamenti sociali. Per reagire a questa crisi, ha messo in atto una serie di iniziative che si sono rivelate lungimiranti:
- l’adozione di un modello formativo estremamente rigoroso. Attualmente, dei circa 30 studenti che iniziano il primo anno, solo 15 circa riescono mediamente a completare il triennio e ottenere il titolo di Maestro Mosaicista. Questa “selezione naturale”, basata su bocciature e ritiri dovuti all’alta difficoltà tecnica, garantisce che chi esce sia un professionista di altissimo livello pronto per le sfide mondiali;
- l’avvio di sinergie artistiche con artisti, progettisti e designer contemporanei: a partire dagli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, la scuola ha smesso di essere solo un luogo di “copia” di opere classiche, preparando il terreno per il rilancio mondiale degli anni Novanta; questo incontro ha portato il mosaico, fuori dalle chiese e dai musei, per inserirlo nell’architettura moderna, nel design di lusso e nell’arredo urbano, rendendo la tecnica fresca e innovativa. Il vero balzo in avanti nella fama e’ arrivato con opere monumentali che hanno fatto il giro del mondo: New York: La celebre Saetta Iridescente realizzata per la stazione della metropolitana di Ground Zero; Giappone: I 1.600 mq di mosaici per l’Hotel Kawakyu; Parigi: Decorazioni prestigiose per l’Opera Garnier. Questi progetti hanno dimostrato che i maestri di Spilimbergo erano gli unici in grado di gestire opere di tale scala e complessità.
Oggi la scuola non è più frequentata solo da friulani, ma ospita circa un centinaio di allievi provenienti da oltre 20 nazioni diverse ogni anno. Questo mix culturale ha creato un ambiente di scambio unico, rendendo Spilimbergo la “capitale mondiale del mosaico”.